Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/165

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atto quinto 157


Repetitore. E vieni a oprire!

Malfatto. Aspetta, ch’io vengo adesso. Ah! ah! ah! ah! Te Ilo credevi, ch?

Repetitore. Oh! tu sei el bello apro!

Malfatto. Misser no, che non voglio aprire. Vói che te Ilo dica meglio?

Repetitore. S’io vengo de sopra, te farò un servizio che sarai memor di me.

Malfatto. Fu Alla faccia tua e del compagno ancora.

Rufino. Oh poltrone, tristo, sciagurato! Vien qua giú! vien giú!

Malfatto. Vien su! vien su, tu!

Rufino. Apri la porta e vederai se io ci verrò.

Malfatto. Son contento. Ma dimmi: hai naso freddo tu?

Rufino. Diavolo ch’io trovi un sasso, stanotte!

Repetitore. Eh! non fate, omo da bene. Eh! non fate, per amor nostro; che l’è uno stolto e vi sarebbe detrimento a vapularlo.

Rufino. Per lo corpo... Uh! Uhu!

Malfatto. Non bisogna bravare, no, ch’io non ho paura, adesso che sto alla finestra.

Repetitore. Io te accusarò bene, si.

Malfatto. O va’ a fiume, va’; ch’io voglio ir al letto, io.

Rufino. Va’, che non te nne rizzi mai piú!

Repetitore. Aspettate, ch’io pichiarò di sorte che me farò intendere allo maestro. Toc, tac, tic.

Prudenzio. Chi impulsa la porta? Olá!

Repetitore. Ego sum, sono io.

Prudenzio. Sei forsi el nostro substituto del ludo litterario?

Repetitore. Domine, ita.

Rufino. De corpo a tutti doi!

Prudenzio. Chi è colui ch’è in vostro consorzio?

Repetitore. L’è uno che vole...

Rufino. Ve ho da parlare de cosa importante.

Prudenzio. E da parte de chi?