Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/168

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160 il pedante


Prudenzio. State de buona voglia, che non mancaremo de fare el debitoribus nostris.

Rufino. Volete venire o no? Ve dirò el vero: voi me parete un altro. Bona notte.

Prudenzio. Eh! non partite, de grazia. Olá! Spacciateve.

Repetitore. Ecco. Voltateve, ch’io ve Ilo metterò.

Prudenzio. Gratias ago. Non volete venire ancor voi?

Repetitore. Signor si.

Prudenzio. Me par mill’anni d’essere coram quel soavio, blandulo e niveo corpusculo.

Malfatto. So’ ben qua, si. Non me avete trovato, no.

Rufino. Caminate innanzi.

Malfatto. Voglio venire io ancora, olá!

Prudenzio. Fa’ che non ti parta da quel lime.

Malfatto. Lima a vostra posta.

Repetitore. Restate, che adesso adesso retornaremo.

Malfatto. No, no: io non voglio venire. Aspettatene pure.

Rufino. Entratevene lá dentro e spacciatevi acciò possiate dar ordine stanotte alle nozze de domani. Io, in questo mezzo, voglio tornar a chiamare Malfatto, ch’io voglio menarlo per ogni modo con esso noi.

Prudenzio. Odite. Io ho pensato che, avendosi a far le nuptie, voi siate nostro architriclino.

Repetitore. Come piace alla Spectabilitá Vostra. Ma speditevi; entrate dentro.

Prudenzio. Andate prima voi e fate intendere che noi venimo.

Repetitore. Cosí farò.

Prudenzio. Or vederò pure quel rutilante e coruscante ocello e prenderò alquanti basidi da quella boccula ch’è un fonte scaturiente di nettare e palpitarò le eburnee e nivee manule fabricate, create, plasmate, cresciute et aucte et educate nel elustro sidereo dallo opifero love.

Rufino. Camina, camina pure: non dubitare.

Malfatto. E dove vói ch’io camini?

Rufino. A trovar lo mastro tuo che ha pigliato moglie.

Malfatto. E tu come te chiami?