Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/179

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prologo 171

parasito, ch’avea da parlar prima,
sorbito ha Bacco in modo che sta in dubbio
s’egli è nel nostro mondo o in quel d’altrui,
hanno voluto che da parte loro
io venga a dirvi quel che intenderete,
se m’ascoltate alquanto. Alti e cortesi
spettator degni, una comedia nova
(nova, dico, non mai più vista o letta
o in alcun degli antichi ritrovata)
vi apporto, piena di giuochi e d’amore:
il cui tittol, per oggi, sarà in vece
di quel che s’avria a dirvi in argumento
de l’istoria, perché voglio esser breve.
u Son tre superbi e potenti signori
c’han de la vita nostra in mano il freno
e la governan come piace a loro.
E perché spesso, anzi il più de le volte,
non giustamente in noi s’incrudeliscono,
onde ci vien disnor, disagi e morti,
l’autor di questa, che vorria mostrarvi
la natura di loro, i loro effetti,
li finge in tre persone che di pari
contendeno ad un fine; e cosi volse
chiamarla I tre tiranni. E questi sono,
come vedrete, Amor, Fortuna ed Oro.
Ma, perché ben sappiate la sua mente,
gli è piaciuto scostarsi cosi alquanto
dal modo e da l’usanze degli antichi:
che, dove han sempre usato essi che il caso
e tutto quel che pongono in comedie
possa essere in un tempo o in un di solo,
questi ora vuol che la presente scena,
sicondo che richiede la sua favola,
servi a più giorni e notti in fine a uno anno.
E, benché si potesse aperto dire
che gli è cosi piaciuto, ha pur in vero