Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/181

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prologo 173

ARGUMENTO

Pilastrino parasite

Buona vita,
insieme con la pace di Marcone,
caso che vi fermiate con silenzio.
Ma io sono il bel pazzo a creder ch’ora
tante cicale e tanti cicaloni
s’acquetin per mio dire. Orsú! Ciarlate,
ciarlate forte, ch’io dirò cantando
il Verbum caro o ’l Chiríelleisonne
Anzi, vo’ dir, poi che non è peccato,
’O pecorar, quando anderastú al monte
o vero il Ritornando da Bologna,
La scarpa mi fa male in ponta o pure
La vedovella quando dorme sola.
Mi vien voglia di dire ad alta voce
il Mal francioso di Stracin da Siena;
ma so che tutti lo. sapete a mente
come il Pater e V Ave e Va b e.
Orsú! Farete tanto che a la fine
vi lascerò di pian come ser Zughi.
Par quasi che non sappia quel e’ ho a dire.
Son costor che da ogni ora, qua di dietro,
mi stanno a festucar ch’io mi ricordi
non so che d’argomento o serviziale
o cristeo. Madonne, e voi, messeri,
io vel farei, s’io fossi uno speziale
si come sono un bel cacapensieri