Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/322

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
314 gl’ingannati

cosa e esser sempre le prime voi. O che volete? séte contente? faretelo o no?... Voi non rispondete? Non lo negando, questo è buon segno. Mirate s’elli hanno voglia di farlo, questo accordo! che, quasi in tre di, hanno fatto una comedia; e oggi ve la voglion far vedere e udire, se voi vorrete. Ecco che voi sapete ora quel che vuol dire questo apparecchio, chi io sono e quello eh’ io vi faccio d’intorno. Questa comedia, per quanto io ne abbia inteso, la chiamano L’ingannati’, non perché fusseno mai ingannati da voi, no, che mai non l’ingannaste e vi conoscan pur troppo bene (ma ben gli avete sforzati sempre né se ne son possuti guardar tanto che basti); ma la chiamano cosi perché poche persone intervengono nella favola che, nel compimento, non si trovino ingannate. Ma e’ ci son degli inganni, tra gli altri, d’una certa sorte che volesse Iddio, per il mal ch’io vi voglio, che voi fusse ingannate spesso cosi, voi, ed io fussi l’ingannatore! che io non mi curarei di rimaner sotto all’ ingannato. La favola è nuova e non altronde cavata che della loro industriosa zucca onde si cavorno anco, la notte di beffana, le sorti vostre; per le quali vi parve che l’ Intronati vi mordesser tanto in su quel fatto del dichiarare e diceste che gli avevan cosi mala lingua. Ma e’ si par ben che voi non l’avete assaggiate; che forse non direste cosi, ma gli difendereste e terreste la parte loro da buone compagne in tutti quei luochi che bisognasse. So ben che non ci mancherà chi dica che questa è una insalata di mescolanza. A questi tali io non voglio, io, rispondere, perché, come ella si sia, gli basta ch’ella piaccia a voi sole: alle quali essi, con ogni loro studio, si sono ingegnati sempre di piacere principalmente; e questo pensano che gli verrà fatto di leggero e maggiormente se ce n’è tra voi delle pregne a cui soglion spesso piacere, non pur di questi cotali spettacoli, ma i carboni pesti, la cocitura dell’accia, la polver dei mattoni, i calcinacci e cosi fatte cose. Agli uomini non importa ch’ella piaccia o no, perché l’ Intronati hanno ordinato un modo che nissun di loro la potrà né vedere né udire, se già non son ciechi. E però, se qualche sacciuto maligno, tirato dal desiderio che gli ha d’apontarci, avesse una gran voglia di vederla o udirla, cavisi gli occhi perché altrimenti non la corrà. Io so che vi parrà strano che i ciechi la vegghino. E pur sarà vero; e intendarete come, se voi arete tanta pazienzia eh’ io vel mostri.

Quanto ha di bello il mondo, senzo dubbio, è oggi in Siena; e quanto ha di bel Siena si truova al presente in questa sala. Questo