Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/342

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334 gl’ingannati


Spela. Altro volevan che la pastura! Piú presto il pastorale. Tu non le conosci bene.

Scatizza. Le conosco meglio di te, cosí gli venisse il cancaro! Vo’ che tu vegga. Chi mi domandava s’io ne sto male; chi s’i’ la torrei per moglie; chi diceva ch’ell’era in molle in dormentorio, che s’asciugava; chi ch’ell’era in soppresso nel chiostro. Un’altra mi disse: — Tuo padre ebbe figliuoli maschi? — Oh! Io fui per dire: — Ebbe un ca...cameto. — Tanto che pur m’accorsi che m’uccellavano, che non volevano ch’io le parlasse.

Spela. Tu fosti un da poco. Dovevi entrar dentro e dir che la volevi cercar tu.

Scatizza. Cancaro! Entra dentro solo! Va’ lá, va’ lá: tu mi conciaresti! Oh! Non c’è stallone in Maremma che ci regesse col fatto loro, solo. Monache? Cancaro! Ma io non posso star piú con te; che ho da rispondere al mio padrone.

Spela. Ed io ho a comprare il zibetto a quel pazzo del mio.