Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/358

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350 gl’ingannati


SCENA VIII

Crivello e Flamminio.

Crivello. E, se non è cosi, fatemi impicar per la gola; non tanto tagliar la lingua. Vi dico che gli è cosi.

Flamminio. Da quanto in qua?

Crivello. Quando voi mi mandasti a cercar di lui.

Flamminio. Come andò? Dimmelo un’altra volta, perché egli mi niega d’averle oggi potuto parlare.

Crivello. Sará buon che vel confessi! Dico che, aspettando io di vedere s’egli dava di volta intorno a quella casa, lo vidi uscir fuore. E, volendosi giá partire, Isabella lo richiamò dentro: e, guardando se fuore era alcuno che gli vedesse, non vi vedendo persona, si baciorno insieme.

Flamminio. Come non vider te?

Crivello. Perch’io m’era ritratto in quel portico rincontro, e non me potevan vedere.

Flamminio. Come gli vedesti tu?

Crivello. Con gli occhi. Credete forse ch’io gli abbi veduti con le gombita?

Flamminio. E basciolla?

Crivello. Io non so s’ella baciò lui o egli lei; ma io credo che l’un basciassi l’altro.

Flamminio. Accostorono il viso l’uno a l’altro tanto che si potessen baciare?

Crivello. Il viso no, ma le labbra si.

Flamminio. Oh! Possonsi accostar le labbra senza il viso?

Crivello. Se l’uomo avesse la bocca nelle orecchie o nella cicottola, forse; ma, stando dove le stanno, credo che no.

Flamminio. Guarda che tu vedesse bene, che tu non dica poi: — E’ mi parve — ; che questa è una gran cosa che tu mi dici.

Crivello. Maggiore è il Mangia che sta in cima alla torre di Siena.

Flamminio. Come vedesti?