Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/400

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392 gl’ingannati


Flamminio. Che ti par, Crivello? Parti ch’io amazzi questo traditore o no? Egli è pure un buon servitore.

Crivello. Oh! Io mi maravigliavo ben, io! Sará pur vero quello ch’io mi pensavo. Orsú! Perdonategli: che volete fare? In ogni modo, questa chiappola d’Isabella non vi volse mai bene.

Flamminio. Tu dici il vero.

SCENA III

Pasquella, Clemenzia, Flamminio, Lelia da femina e Crivello.


Pasquella. Lasciate fare a me: che gli dirò quanto me avete detto, che ho inteso.

Clemenzia. Questo è, messer Flamminio, il vostro Fabio. Miratei bene: conoscetelo? Voi vi maravigliate? E questa medesima è quella si fedele e si costante innamorata giovane di chi v’ho detto. Guardatela bene, se la riconoscete o no. Voi séte ammutito, Flamminio? Oh! Che vuol dire? E voi séte quel che si poco apprezza l’amor della donna sua. E questo è la veritá. Non pensate, d’essere ingannalo. Conoscete se io vi dico il vero. Ora attenetemi la promessa o ch’io vi chiamarò in steccato per mancatore.

Flamminio. Io non credo che fusse mai al mondo il piú bello inganno di questo. È possibile ch’io sia stato si cieco ch’io non l’abbi mai conosciuta?

Crivello. Chi è stato piú cieco di me che ho voluto mille volte chiarirmene? Che maladetto sia! Oh! ch’io son stato il bel da poco!

Pasquella. Clemenzia, dice Virginio che tu venga adesso adesso a casa nostra perché gli ha dato moglie a Fabrizio suo figliuolo che è tornato oggi; e bisogna che tu vada a casa per metterla in ordine, che tu sai che non vi sono altre donne.

Clemenzia. Come moglie? E chi gli ha data?

Pasquella. Isabella, figliuola di Gherardo mio padrone.

Flamminio. Chi? Isabella di Gherardo Foiani tuo padrone o pure un’altra?