Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/60

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52 la calandria

chi seguita la tua insegna? Ogni sapienzia, ogni dottrina di qualunche altro è tarda respetto alla tua. Qual altra, sanza amore, averia avuto tale accorgimento che di si gran periculo escita fusse come costei? Mai non vidi malizia simile. Ella se ferma in su l’uscio. Anderò da lei e le darò speranza di Lidio suo perché è d’avere ormai compassione della poveretta.

SCENA XIV

Fulvia, Fessenio servo, Samia serva.

Fulvia. Guarda, Fessenio mio, se io sgraziata sono! che, in loco di Lidio, trovai questa bestia di mio marito, col quale mi son però salvata.

Fessenio. Tutto ho visto. Tirati piú drento, che altri in questi panni non ti veda.

Fulvia. Ben ricordi. El gran disio d’esser con Lidio in modo mi accecò che piú oltre non pensai. Ma dimmi, Fessenio caro: hai trovato Lidio mio?

Fessenio. Corre il sangue ov’è la percossa. Ho.

Fulvia. Si?

Fessenio. Si.

Fulvia. Be’, Fessenio mio: che dice? Dimmi.

Fessenio. Non partirá cosí presto.

Fulvia. Doh Dio! Quando potrò io parlar seco?

Fessenio. Forse anche oggi; e, quando con Calandro ti vidi, a lui me ne andavo per disporlo a venire da te.

Fulvia. Fallo, Fessenio mio, che buon per te! E la vita mia te raccomando.

Fessenio. Farò tutto perché a te venga; e a lui ne vo. Resta in pace.

Fulvia. In pace, ch? In guerra e in lamenti resterò io. Tu alla pace mia vai, che a Lidio vai.

Fessenio. Addio.

Fulvia. Fessenio mio, torna presto.

Fessenio. Cosi farò.