Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/72

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64 la calandria

e cosí formare una donna; e ricucire la bocca da basso e appiccare un bischero, e cosí fare un maschio. Oh! oh! oh! amatoria credulitá! Oh! oh! Ecco Lidio e Fannio giá spogliati.

SCENA III

Ruffo negromante, Lidio femina, Fannio servo.

Ruffo. Vorrei che voi fusse ancor vestiti da donne.

Lidio feminá. Perché?

Ruffo. Per tornare da lei. Ah! ah!

Fannio. Di che cosí sconciamente ridi?

Ruffo. Ah! ah! ah! ah!

Lidio femina. Di’ sii: che hai?

Ruffo. Ah! ah! ah! Fulvia, credendo che lo spirito abbi converso Lidio in femina, supplica che or maschio ti rifaccia e che te rimandi da lei.

Lidio femina. Be’, che gli hai promisso?

Ruffo. Che tutto subito si fará.

Fannio. Bene hai fatto.

Ruffo. Quando vi tornerai?

Lidio femina. Non so.

Ruffo. Tu rispondi freddo. Non vuoi tornarvi?

Fannio. Si fará, si.

Ruffo. Cosí si faccia, perché io gli ho detto, per parte dello spirito, ch’ella spesso ti presenti; e promisso m’ha di farlo.

Fannio. Vi torneremo. Non temere.

Ruffo. E quando?

Fannio. Intesa certa nostra faccenda, ci rivestiremo e vi anderemo subito.

Ruffo. Non mancar, Lidio. Sin di qua mi par vedere la sua serva su l’uscio. Non voglio che con voi mi veda. Addio. Ma oh! oh! oh! Fannio, odi all’orecchio. Fa’ che il barbafiorito usi or con Fulvia il pestello, non il mortaro, intendi?

Fannio. Cosí fará. Va’ via.