Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/145

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


56
E fece allor la duchessa appellare,
giovani e donne e vaghi cavalieri,
e disse a loro che volea danzare
a guida della Donna del verzieri.
Ed ella disse: — Dama d’alto affare,
io noi so far, ch’io’l farei volentieri. —
E la duchessa gli rispuose presta:
— Vo’ séte di maggior fatto maestra.
57
Maggior fatt’è che menare una danza
aver si ben vostra cúcciola avezza,
ch’ai vostro drudo novelle e certanza
porta, quando volete sua bellezza.
El duca ne può far testimonianza,
che co’ suoi occhi el vide per certezza. —
Udendo la donzella queste cose,
partissi quindi e nulla le rispuose.
58
E ginne nella camera, tremando,
siccome quella che di duol moriva,
e di messer Guglielmo lamentando,
pregandone la V’ergine Maria,
siccom’egli l’er’ita abbominando,
che lo conduca a far la morte ria.
— Come conduce me, che con mia mano
morrò, come Bellicies per Tristano! —
59
Nella man destra ignuda avea la spada
e la cúcciola nel sinistro braccio
dicendo: — Traditor, poi che t’aggrada
che io m’uccida, ecco ch’io men spaccio. —
Poi dice: — Catellina mia leggiadra,
oggi sarò in inferno, be’ lo saccio,
e tu sia di mia morte testimoni
dinanzi al duca ed agli altri baroni. —