Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/251

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SECONDO CANTARE
Celestiale, eterna Maiestade,
che senza la tua luce mai non veggio,
s’io sperdo il tempo in queste vanitade,
perdona a me, ch’io ’1 fo per non far peggio.
Ma perch’i’ho da me poca bontade,
della tua fonte tanta grazia chieggio
ch’io possa seguitar il convenente
di quella alta reina d’Oriente.
2
lo vi contai come lo ’mperadore
in camera era con quella reina;
e come a la sua gente con dolore
le donne turchie davan disciplina;
e come quella donna di valore
la’mperadrice uccise la mattina:
or seguirá che diece cameriere
uccise poi per si fatto mestiere.
3
Quando lo ’mperadore i suoi soccorse,
di sei baroni l’un non trova sano:
e la reina fuor la zambra corse,
dicendo alla sua gente: —Ora partiáno!
E, quando la brigata sua s’accorse
ch’avea la spada sanguinosa in mano,
mison mano alle lor, che colle pugna
infíno allor battuta avean la sugna.