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ΙΣΟΚΡΑ´ΤΟΥΣ ΑΘΗΝΑΙ´ΟΥ
ΕΛΕ´ΝΗΣ ΕΓΚΩ´ΜΙΟΝ.
Εἰσί τινες οἳ μέγα φρονοῦσιν, ἢν ὑπόθεσιν ἄτοπον καὶ παράδοξον ποιησάμενοι περὶ ταύτης ἀνεκτῶς εἰπεῖν δυνηθῶσι· καὶ καταγεγηράκασιν οἱ μὲν οὐ φάσκοντες οἷόν τ’ εἶναι ψευδῆ λέγειν οὐδ’ ἀντιλέγειν οὐδὲ δύω λόγω περὶ τῶν αὐτῶν πραγμάτων ἀντειπεῖν, οἱ δὲ διεξιόντες ὡς ἀνδρία καὶ σοφία
(1) Quest’Orazione è stata divisamente dall’altre stampata colla version latina di Geronimo VVolfio nell’anno 1566. in 4., e in italiano coll’altre ridotta da Pietro Carrario. In Venezia, per Michele Tramezzino, 1555. in 8.
(2) Il nome di questo famoso Oratore, non che nella Grecia a’ suoi tempi, s’è mantenuto in ogni età glorioso ed illustre presso le colte nazioni. Ha egli la gloria d’essere stato Maestro d’uomini insigni, fra’ quali di Senofonte, di Teopompo, d’Iperide, d’Iseo, e dello stesso Demostene. Poichè varj Encomiatori ebbe del merito suo, e varj Scrittori della sua Vita, nel numero de’ quali Plutarco, Filostrato, e Dionisio Alicarnasseo; ci contenteremo di qui portare in sua lode le testimonianze di Cicerone, che così ne parla al III. de Oratore. Suavitatem Isocrates, subtilitatem Lysias, acumen Hyperides sonitum Æschines, vim Demosthenes habuit . E nel Bruto Isocrates, cujus domus cunctæ Græciæ quasi ludus quidam patuit atque officina dicendi, Magnus Orator, e perfectus Magister, quanquam forensi luce caruit, intraque parietes