Pagina:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu/213

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una potenza eguale a quella degli Dii ottenendo, ridusse in primo luogo all’esser de’ Numi i Fratelli 1, comechè già dal Fato raggiunti. Desiderando poi, che fede acquistasse dagli uomini il lor cangiamento, tali a lor diede manifesti segni d’amore, onde fossero salute a coloro, che in mezzo a’ pericoli del mare 2 piamente gli avessero invocati. Oltre a ciò tanto fu grata a Menelao per le fatiche, e disastri a suo riguardo da lui sostenuti, che già estinta la schiatta tutta de’ Nipoti di Pelope, e lui medesimo a mali irremediabili già soggiacente, non solamente a quelle calamità sottrasse, ma Dio da mortale facendolo, e suo assessore, per tutta la posterità poi trasselo a seco convivere, e della famiglia di lui fece sì, che la Spartana Città, conservatrice dell’antichissime cose, rendesse co’ fatti testimonianza. E ben tuttavia nel distretto di Terapne in Laconia, santi sagrifizj s’innalzan loro co’ riti paterni, non come ad Eroi, ma come a due Deità supreme. Anche al Poeta Stesicoro 3 fece ella mostra del suo pote-

  1. Castore, e Polluce, chiamati i Gemellim di cui Eratostene Cireneo Καταστερισμ. 10, Questi son detti Dioscuri, che quanto al fraterno amore tutti gli altri vincevano. Poichè nè intorno al principato, nè in altra cosa tra lor contendevano. Giove perciò volendo, che si tenesse memoria della loro concordia, gli chiamò i Gemelli, ed amendue gli ripose tra gli astri. Descrive quindi la giacitura degli Astri, che in numero di diciassette risplendono tra’ loro corpi nel cielo.
  2. Perciò Orazio volendo augurare prospera navigazione in Attica al suo amico Virgilio, così ne parla alla nave Carm, lib. I. Od III.

    Sic te Diva potens Cypri,
    Sic fratres Helenae, lucida sidera,
    Ventorumque regat pater &c.

    Vedi l’Idillio di Teocrito intitolato Διόσκουροι.

  3. Quel buon vecchio presso Dion Grisostomo nell’Orazione a’ Troiani si fa giustamente beffe di quanto qui dice Isocrate. Fu però quest’errore da Macrobio ammesso; e Luciano ἀληθ. ἱστορ. lib. s. par che v’acconsenta, ove dice καὶ γὰρ καὶ τοῦτον παρ᾿ αὐτοῖς ἐθεασάμην, ἤδη τῆς Ἑλένης αὐτῷ διηλλαγμένης. Notizie di Stesicoro ne dà Giovanni Tzetze βίβλ. ἱστορικ. κε. senza però nulla accennarne di questo fatto.