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100 lirici marinisti

XII

LA RACCOLTA DI CODICI

lasciata dal duca alla cittá di Urbino

     Queste famose e celebrate carte,
che Federico, il gran guerrier, raccolse
qualor l’ingegno a Pallade rivolse
dagli studi fierissimi di Marte;
     perch’apprendessi ogni piú nobil arte
ai propri eredi il tuo signor le tolse,
e a te donolle, o cara patria, e volse
questo de l’amor suo pegno lasciarte.
     Questi i retaggi son, questi i tesori:
rendon gemme eritree l’anima ancella
e son lacci del cor gli argenti e gli ori.
     Su queste impallidisci; e rinovella
i Baldi, i Commandini, i Polidori,
che t’aggiunghino ogni or gloria piú bella.

XIII

LODI DI FABIO ALBERGATI

al figliuolo di lui, Ugo

     Come acchetar, come compor si deggia
d’antica nemistade odio privato,
e di che raggi esser convenga ornato
vermiglio Sol, che in Vatican fiammeggia;
     qual esser debba entro superba reggia
d’alto monarca il glorioso stato,
e quanto sia con gran ragion dannato
ciò che ’l falso Bodin sogna e vaneggia;
     quei che per padre il ciel ti diede in sorte,
qui dove il bel Metauro il piè raggira,
scrisse d’Urbin ne la famosa corte.
     Quindi ciascun le sue grand’opre ammira,
poi che per lui non è ch’invidia or porte
del suo buon vecchio Felsina a Stagira.