Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/149

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scipione errico 143

mamme l’una non ha, l’altra nel petto
immature le mostra ancor nascenti;
altra grazia e beltá si cangia e mesce
in altre ed altre, e si diffonde e cresce.
     Ma gli scoperti e tremoli candori,
de l’incendio d’amor brine cocenti,
al par dolci, al par vaghi e pari albori
son de’ chiari dal mar Soli sorgenti;
schiera parean di delicati avori,
schiera di vaghi e teneretti argenti;
nuotan leggiadre e fan vezzoso e vago
di tenerette nevi amato lago.
     Ed in un s’inargenta e in un s’indora
con spume il mar, con sciolte chiome e bionde,
e gemiti d’amor mandan talora
da le tenere palme aperte l’onde;
spingonsi destre e fan lor moto ancora
le man, le gambe alabastrine e monde:
vaghi remi d’avorio ai vivi legni,
di merci di bellezza onusti e pregni.
     Or inarcan le braccia ed agli aspetti
son con archi d’argento ignudi Amori;
or fermi e stesi in sugli ondosi letti
spiegan molli d’amor gli aperti onori;
talor mostran sott’acqua i membri e i petti,
tra vasi di zaffir divi candori;
si tuffan, s’ergon, fan carole e balli
per l’ampie vie de’ trasparenti calli.
     E tra moti e tra nuoti urtansi a gara
l’amorose guerriere in lieta giostra;
e vi è cui l’onestá pur troppo è cara,
che a le ignude bellezze il volto mostra;
de’ bei membri altre ancor parte piú rara
toccan scherzando a chi schivar ciò mostra;
d’acque si spruzzan gli occhi, e i vaghi visi
accompagnano al nuoto e vezzi e risi.