Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/21

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tommaso stigliani 15

     Or perché, se t’aggio in braccio,
pur mi sfaccio?
pur sospiro, idolo mio?
né per penderti dal collo
fo satollo
il famelico desio?
     Deh! sì come da natura
l’onda pura
nella spugna entra e s’asconde;
così entrarti cogli amplessi
io potessi
nelle viscere profonde;
     tal ch’ognun di noi cangiato
di suo stato,
io tu stessa e tu foss’io;
come a Salmace addivenne,
quando tenne
il fanciullo in mezzo al rio.
     Qual dolcezza indi saria
ch’uom tra via
te per Tirsi salutasse;
e chi meco all’ombra siede,
se mi chiede,
sol per Lidia m’appellasse!
     Dolce Lidia, Lidia bella,
sporgi quella
bocca ov’abita ’l mio core;
ch’io farò de’ labbri bei
poppe ai miei,
vera pecchia di tal fiore.