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238 lirici marinisti

Tu, qualora cantando
il tuo dotto signore
va con l’arco temprando
ne la lira gentil fila canore,
qual Castalio novel ti vedi intorno
col drappel de le muse il dio del giorno.
     Deh, se stanco egli brama
al suo corpo riposo,
e nel letto richiama
ai suoi lumi talor sonno gioioso,
in pacifico oblio, mentre dispensi
il tuo limpido umor, lega i suoi sensi.

XXVI

ALLA BOCCA

Bella fabbra d’accenti,
vaga culla del riso,
ricca cella d’odor, pompa del viso,
ingemmata prigion di cori ardenti,
amoroso spiraglio onde odorato
esce al foco de’ cor tepido fiato;
     arco tenero e bello,
ch’hai di minuti avori
le tue saette onde ferisci i cori;
prezioso d’amor nobil cancello,
di corallo e di perle uscio lucente,
pellegrina conchiglia, urna vivente;
     fresca rosa animata,
che da gelo e d’arsura
ti serbi intatta e ti mantien sicura;
del palagio d’amor porta ingemmata,
ove ai moti del cor l’aura di vita
trova dolce l’entrar, dolce l’uscita;