Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/279

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giuseppe salomoni 273

     Ma di ciò non contento,
ogni chiuso sentiero
varchi d’onor malgrado e di fortuna;
e quindi in un momento
vivo il suo cibo e vero,
quando Giunone è bianca e quando è bruna,
porti a l’alma digiuna;
ma pur piú spesso alora
che notte il ciel scolora,
e tu, volando per gli orrori suoi,
porti, notturno ladro, i furti tuoi.
     Alor sí ch’io m’aggiro
fra le notturne piume
felice amante e fortunato appieno.
Quivi lieto rimiro
degli occhi amanti il lume
splender tra l’ombre agli occhi miei sereno;
quivi mi scorgo in seno
tutto il mio ben raccolto,
e cosí dir l’ascolto:
— Godi e prendi da me pur la mercede,
o mio caro fedel, de la tua fede. —
     Quand’io, ch’ardo e mi sfaccio
di gioia e di diletto,
a diletto maggior ratto m’accingo,
e lei, ch’a prova in braccio
chiuso mi tiene e stretto,
con parole e con man tocco e lusingo;
e dico: — I’ pur ti stringo,
giá dispietata, or pia,
viva catena mia,
e pur ritengo qui spirante e vera
te, mia bella prigion, ma prigioniera. —
     Quinci, a le labbra amate
giunte le labbra amanti,
con qualche oimè dolcissimo mi dolgo,