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bernardo morando 291

XIV

A GIOVAN VINCENZO IMPERIALE

esiliato da Genova con la pena dell’ostracismo.

     Clizio, un animo grande, un petto augusto
fra limiti ristretto esser non suole:
gira il tuo nome ovunque gira il sole,
varcato ogni confin, di gloria onusto.
     Pari a quel grande, con dolor ben giusto,
per teatro un sol mondo aver ti duole;
ché sembra questa immensa e vasta mole
al magnanimo cor carcere angusto.
     Or dunque fia, mentre del suol nativo
si contende al tuo piè la bella Arena,
che a sí gran cor sia brev’esilio a schivo?
     Genova, di te priva, esili in pena;
tu, fuor di lei, non sei di patria privo;
patria t’è degna il mondo e degna a pena.

XV

LE MASCHERE DI CARNEVALE

     Folle volgo, che fai? Deh, chi t’ha tratto
di senno in cosí stolida maniera,
che di forma indegnissima straniera
copri quel volto ch’è di Dio ritratto?
     Di vergogna e d’onor spogliato affatto,
vesti tra spoglie finte infamia vera,
e mostri sotto maschera di fèra
che col volto anco il cor ferino è fatto.
     Giá di mentito vel coperto il petto
e di virtú tra finte larve involto,
d’ire incognito il vizio ebbe diletto.
     Or che vede baccante a fren disciolto
il mondo errar sotto larvato aspetto,
nudo ei trïonfa e smascherato il volto.