Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/307

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a. g. brignole sale 301

2.

Segue

     Troppo tenero cor, perché, commosso
di questa cruda a la vermiglia vista,
mandi avvolta in «oimè!» l’anima trista,
a insanguinarsi in quel purpureo dosso?
     Che sovra lei brutto flagel sia mosso,
piú dèi goder quanto ella piú s’attrista:
nostro sperar quindi vigore acquista,
è nel suo tergo il suo rigor percosso.
     Ché se fínor con l’amorosa fronte
negò dare al languir dolce soccorso,
anzi le piante ebbe al fuggir sí pronte,
     or freneralla di vergogna il morso;
poiché per non mostrar le livid’onte
non oserá volgere in fuga il dorso.

3.

Segue

     Per qual sua colpa essaminata e vinta
costei, che al bel candor sembra innocente,
sotto le scosse di flagel pungente
il molle dorso a insanguinare è spinta?
     Se del mio cor furato appar convinta,
si castighi il suo crin, ch’egli è nocente;
se di mia vita ancisa, il ciglio ardente
paghine il fio: fu da’ suoi dardi estinta.
     Ah, non è questo il fallo! Ella è punita
perché allor che io le apersi il mio martire
voltommi il tergo e fe’ da me partita.
     E ’l tergo ha duol. Donne, or da voi si mire,
che non ver’voi giusto rigor s’irrita
pel furare o ’l ferir, ma pel fuggire.