Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/324

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
318 lirici marinisti

     Al ritorno io prometto
con piú soave stile
a la lira accordar plettro gentile,
dandoti in ogni detto
tante lodi veraci,
quanti saran de la sua bocca i baci.

X

A SE MEDESIMO

trovandosi in Dalmazia nelle guerre del Turco con Venezia

     — Lascia, Pietro, la penna. Invan coltivi
con vegghiati sudori
de l’Eliconio suol le sacre piante.
Vana fatica è di pensiero errante
bramar fronda d’alloro
e d’Aganippe dissetarsi ai rivi,
quando i traci Gradivi
movon armi sanguigne e cheggion tutta
veder Europa a’ piedi lor distrutta.
     Son seguaci de l’ozio, e de la pace
tracciano l’orme i cigni
e sogliono sprezzar tromba guerriera;
dove il latonio dio canoro impera,
crudi affetti maligni
non sa destar ne’ petti infernal face;
testudine loquace
suole a gloria invitar, ma non a quella
gloria che fra le stragi a morte appella.
     È de l’aonie suore immortal vanto
col plettro e con la cetra
l’altrui fama involare al cieco oblio;
e se talor del bellicoso dio
alzan l’imprese a l’etra,