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ciro di pers 371

XVI

AL SONNO

     O sonno, tu ben sei fra i doni eletti
dal ciel concesso ai miseri mortali;
tu l’agitato sen placido assali
e tregua apporti ai combattuti affetti.
     Tu d’un soave oblio spargendo i petti,
raddolcisci i martir, sospendi i mali;
tu dai posa e ristoro ai sensi frali,
tu le tenebre accorci e l’alba affretti.
     Tu della bella Pasitea consorte,
tu figliuolo d’Astrea, per te di paro
van fortuna servile e regia sorte.
     Ma ciò che mi ti rende assai piú caro
è ch’all’orror dell’aborrita morte
io col tuo mezzo ad avvezzarmi imparo.

XVII

IL MAL DI PIETRA

     Son nelle rene mie, dunque, formati
i duri sassi a la mia vita infesti,
che fansi ognor piú gravi e piú molesti,
ch’han de’ miei giorni i termini segnati?
     S’altri con bianche pietre i dí beati
nota, io noto con esse i dí funesti;
servono i sassi a fabricar, ma questi
per distrugger la fabrica son nati.
     Ah, ben posso chiamar mia sorte dura,
s’ella è di pietra! Ha preso a lapidarmi
dalla parte di dentro la natura.
     So che su queste pietre arruota l’armi
la morte, e che a formar la sepoltura
nelle viscere mie nascono i marmi.