Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/393

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ciro di pers 387

ma sotto ciel diverso
provo i medesimi influssi: ad or ad ora,
con dura rimembranza,
Nicea mi torna in mente,
e del suo nome impresso
d’Asia e di Libia infra i deserti lidi
piú d’un barbaro scoglio insuperbisce,
e vidi l’onda a gara
correre per baciar sí belle note.
Ma giá con rauco suono
le strepitose trombe
ne invitano al partir, l’aure seconde
chiaman le vele; anch’io
men vo co’ gli altri; addio!

XXVI

L’ITALIA AVVILITA

A monsignor Gherardo Saracini

     O di possente impero inclita sede,
Italia, un tempo e glorïosa e forte,
qual con dure vicende abietta sorte
servil catena or ti consente al piede?
     Per opra giá del tuo valor guerriero
cadde lacera al suol l’alta Cartago,
e con l’arene tributarie il Tago
i margini indorò del Tebro altero.
     Portò l’Eufrate ad Anfitrite in seno
di pianto prigionier torbide l’onde,
e mormorò tra soggiogate sponde
de’ latini trïonfi il vinto Reno.
     E s’abbattuto ogn’altro incontro ostile
ai propri danni i tuoi furori armasti,
fûro i tuoi vizi e generosi e vasti
e la tua sceleraggine non vile.