Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/403

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ciro di pers 397

fra ceneri straniere
nel sepolcro non suo confuso giace;
ma gran parte insepolta
ingombra i campi intorno,
o di rapido fiume
si raccomanda a l'onde,
ésca al pesce, alla fèra,
se i cadaveri infetti
non abborrisce ancor la fera e ’l pesce.
Né pur con una sola
lacrima s’accompagna
il folto stuol de’ miseri defonti,
poscia che lo spavento
ha nelle luci istupidito il pianto.
     O giá sí bella Italia e sí felice,
ah quanto, oimè, da quella
diversa sei! da quella che solea
con dilettosa invidia
vagheggiarsi dai popoli stranieri!
D’ogni miseria colma,
spettacolo doglioso a l’altrui vista
t’offri, a mostrar ch’in terra
ogni felicitá passa fugace.
     Santi numi del cielo,
ch’onnipotenti e giusti
con providenza eterna
le vicende ordinate
de le cose mortali,
io non mi volgo a voi;
so ben che i nostri errori
son gravi sí ch’in paragon leggère
s’han da stimar le pene.
     Ma ben mi volgo a voi, numi terreni,
a voi che de l’Europa il fren reggete,
e che dai seggi eccelsi
date le leggi al popolo ch’adora