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410 lirici marinisti

II

L’INNAMORATO DEL RITRATTO

     Oh, chi me ’l crede? Io, che delusi amore,
sotto il giogo d’amor mi trovo avvinto,
e, quel che sembra a me scorno maggiore,
da simolacro inerme oggi son vinto.
     Giá mi vela il pensier lino dipinto,
adombrata beltá m’adombra il core,
sento da finta immago ardor non finto,
e mi dá vivo duol morto colore.
     Ho tutti a cieca larva i voti intenti,
tributo a sordo nume i miei sospiri,
narro ad idolo muto i miei lamenti.
     Cosí non han conforto i miei martiri,
refrigerio non provo a’ miei tormenti,
e rimedio dispero a’ miei deliri.

III

L’AMANTE E LA CICALA

     Del viver mio l’insolito tenore
pur troppo al tuo la somiglianza ha vera,
o tu, che flagellando ale sonore
sei de le bionde ariste atra furiera.
     Tu sei de’ boschi abitatrice altera
ed io d’ermi recessi amo l’orrore;
tu delle membra tue la spoglia hai nera,
a me tinge l’aspetto egro pallore.
     Talora hai tu dal ferro il petto inciso
di parto arciero, ed io dall’arco intanto
porto del dio ch’è cieco il cor diviso.
     Agli ardori del Sol tu formi il canto
ed io le mie querele a’ rai d’un viso;
tu vivi di rugiada ed io di pianto.