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422 lirici marinisti

XXVI

IL RICCO OZIOSO

     Le fatiche del bue l’agricoltore
copulando a le sue, frange le zolle,
e della vite appoggia il tralcio molle
su le baiule canne il potatore.
     Mena per pascolar l’erbe il pastore
l’agnelle al piano e le caprette al colle,
e mentre nel suo luglio il Sol piú bolle,
taglia oceani d’ariste il falciatore.
     Tessitrici non men vegghian le fanti,
e di stame filato aurei volumi
sudano industri a fabricarne i manti.
     Versando agli ozi tuoi voler di numi
larga benignitá, l’opre di tanti
che travaglian quaggiú tu sol consumi.

XXVII

EPITAFFIO DI UN UOMO FELICE

     Se tutta l’etá mia fu primavera,
spopola, man cortese, il mondo erboso,
e d’aurei fiori una tempesta intera
grandina su la tomba ov’io riposo.
     Qui nel sen d’una pietra io vivo ascoso,
ché del mio di non son venuto a sera;
mutai sol tempo ove tornar non oso,
e son giunto in un loco ov’io non era.
     Ad altri il fato ogni diletto annulla,
ché le delizie mie meco ridutte
in questa sepoltura hanno la culla.
     Qui l’allegrezze mie non son distrutte,
o pensa tu ch’io mi ricordi nulla,
o pensa tu che mi sovvengan tutte.