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giuseppe battista 433

XLVIII

LA SPERANZA

A richiesta del duca di Sciano

     Fra le nevi d’un seno
le sue fiamme nudrisca acceso amante;
qui gioir, ch’è baleno,
sia dell’anima sua cibo volante,
e da labro mordace
ei beva un rio di nettare fugace.
     Dalla speranza sola
alimento riceve il viver mio;
nell’amorosa scola
tal m’insegna dottrina alato Dio;
la speme sia mercede
a me, ch’ho puro cor, ch’ho bianca fede.
     Altri goda il suo bene,
ché solo di goderlo un tempo io spero;
siagli cagion di pene
lungo sperar, ch’a me diletto è vero;
vastissimo gigante
fa latte di speranza Amore infante.
     Se ’l timor del morire
rende piú che ’l morir la morte amara,
la speme del fruire
piú che ’l fruire stesso a me sia cara;
speme sol di conforto
nell’amoroso Egeo m’additi il porto.
     Riveli invido il sole
Marte e Ciprigna entro alla rete altrove;
la bellissima Iole
non invidio ad Alcide, Europa a Giove;
s’io sono amante amato,
nella speranza mia vivo beato.