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38 lirici marinisti

IV

IL RIVALE

     Dunque, un vano, un spergiuro, un fuggitivo,
che dianzi ’l giogo tuo scuoter si volse,
che ’l piè di nodo e ’l cor di fé disciolse,
concorse meco? ed io mel veggio e vivo?
     Dunque, colui ch’al volto amato e divo
per vil sasso adorar le spalle volse,
quel ch’offese il tuo nume e non si dolse,
s’appressa a l’ara? e tu nol prendi a schivo?
     Dunque, in servendo avrá di par mercede
il giusto e ’l reo? Dunque, egual forza teco
ha l’altrui tradimento e la mia fede?
     Ah, schernita virtú, che fai piú meco,
lasso, s’Amor sol per ferirmi vede,
ma per mirar le mie ragioni è cieco?

V

A SANTO STEFANO

     Felice te, che per sanguigne vie
movi ’l primo a seguir l’orme di Cristo,
e sai, morendo, far di vita acquisto
e vincer tutti gli anni in un sol díe.
     Perché l’umano piè mai non travie,
il mal noto camin selciar s’è visto
de le tue pietre, e quindi al gran conquisto
dirizzar l’orme poi l’anime pie.
     Te mira il cielo dal balcon sovrano,
che gli apre del zaffiro il fianco inciso,
pugnar, campion di Dio, presso al Giordano.
     Oh, quanto agli empi, onde ne cadi anciso,
Stefan, de’ tu, se la nemica mano
t’apre, a colpi di pietre, il paradiso!