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francesco della valle 41

IV

ALLA STANZA

dov’era stato con la sua donna

     Pur a voi volgo il piè, solinghe mura,
e in voi mi poso, o vedove mie piume;
ma non giá, come un tempo ebbi costume,
quietar vi posso o rammollir mia cura.
     O cieca notte, e quanto meno oscura
se’ di quest’occhi onde ognor verso un fiume,
or che altrove rimaso è il chiaro lume,
di cui sempre nel cor sento l’arsura.
     Voi sole, ahi lasso, in fra i sospiri udite
quante volte la nomo; e mentre taccio,
voi, ombre, in sogno agli occhi miei l’offrite.
     Voi, ch’in vece di lei sí spesso abbraccio,
dogliosi lini, oimè, perché non dite,
quando vi vede il dí, come mi sfaccio?

V

PRIMA DELL’ALBA

     Pria che l’alba si desti in orïente
quest’occhi lassi a lagrimare io desto,
e con un roco oimè, languido e mesto,
chiamo il nome di lei, che non mi sente.
     Poi vo pensando e mi riduco a mente
del dí giá scorso or quell’incontro or questo,
e ’l balenar del dolce sguardo onesto
parmi sempre veder quasi presente.
     Onde le parlo e un suon di sue parole
mi sembra udir soavemente espresso,
ch’in guisa ch’io vorrei mi racconsole.
     Cosí covo le piume e chiamo spesso
de le mie gioie invidïoso il sole;
cotanto io godo in lusingar me stesso.