Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/472

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466 lirici marinisti

disegnano grandezze?
quanti Marti cenciosi escono in guerra?
Il piú vile è piú audace;
al veder mi vergogno
idra d’odi la pace.
Republica di sogno
con suffragi protervi
vuol ergere in sul tron cònsoli i servi.
     Qual fascino d’inferno
a un pescatore insano
pose lo scettro in mano?
tolse le canne? Ahi, de le leggi a scherno
ogni spiaggia par fòro
da publicare editti;
pregi di sangue e d’oro
corrono per delitti,
mentre in reti di morte
scalzo un Timoteo osa pescar la sorte.
     Bella reggia d’eroi,
Partenope infelice,
cangiò la plebe ultrice
in arte di perfidia i plettri tuoi.
Non piú t’intreccia al crine
vero valor le palme;
bollon rabbie assassine
in proditorie calme;
sognano (il dico e piango)
pazze democrazie spirti di fango.
     So che nel ciel sovente
a fulminar il fasto
marciò con nembo infausto
di zanzare e locuste oste fremente.
Teman l’anime insane
di egizi Faraoni
fiumi di sangue e rane,
piogge di piaghe e tuoni,