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476 lirici marinisti

XIV

IL DESIDERIO DI VIVERE ANCORA

     Folle pensier, che la mia mente ingombra,
ch’io dal punto fatal viva lontano,
e di speranza mi nutrisca insano,
che ’l vero a non veder cieco m’adombra;
     temerario ch’egli è, pur non disgombra
da me col suo freneticar sí vano;
né mira che la parca ha il ferro in mano
a far che cada e mi risolva in ombra.
     Corre la vita al nonagesim’anno
e tornar gli anni indietro indarno aspetto,
d’etá cadente a risarcirmi il danno.
     Or che d’attender morte io son costretto,
parmi cangiato in agonia l’affanno,
in tomba la mia stanza, in bara il letto.

XV

IL PENSIERO DELLA MORTE

     Tu, che superba vai di ferro armata,
cruda per atterrar l’umane vite,
né valor forte né beltá pregiata
rendon tue man pietose o meno ardite,
     sempremai voracissima e spietata
pascon la fame tua genti infinite
de’ sensi prive, e tu non mai cibata
vibri colpi accanita, apri ferite;
     s’al tuo orrendo apparir si suda e trema,
è che ti crede ognun lontana ancora,
e giunta all’improvviso apporti téma.
     Ognor t’ho avanti e penso ognor ch’io mora,
onde nel punto di quell’ora estrema
fia men duro il morir, se moro ogn’ora.