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502 lirici marinisti

IV

A GIOVANE INNAMORATO

di bianchissima donna

     Sia di neve un bel seno. Ivi i candori
invan dell’onestá trovar giá tenti,
poich’alle nevi ancor sugli emi algenti
il filosofo acheo negò gli albori.
     Sia d’avori un bel seno. Indarno implori
dal suo bello pietá ne’ tuoi tormenti,
ché còlti son dall’affricane genti,
porzïone d’un mostro, anco gli avori.
     Sia di latte un bel sen. Di morte il gelo
paventa ancor, ché contro i Fabi io scerno
volar nel latte anco di Cloto il telo.
     E se scritto è lassú dal Giove eterno
ch’altri per via di latte entri nel cielo,
tu per calli di latte entri in Averno.

V

LA ROSA

     Nella vaga republica di Flora
sol di beltá le maggioranze io vanto;
cede il giglio appo me, vile è l’acanto
onde superbo il molle april s’infiora.
     Me l’alata famiglia in su l’aurora
lieta saluta allor che tempra il canto,
e perché di reina io porti il vanto,
ricco diadema in sul mio crin s’indora.
     Simile a’ re su la mia regia sede,
ch’è di smeraldo infra i miei verdi chiostri,
darmi fregi al bel sen l’ostro si vede.
     Ma cedetemi, o regi, i vanti vostri;
s’una conca le porpore a voi diede,
il sangue di Ciprigna a me diè gli ostri.