Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/97

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marcello giovanetti 91

     l’onda che sozza, fra gli acuti dumi
e fra le tane di spinosi sterpi,
suffoca ancor le velenose serpi
strette ed avvolte in lubrichi volumi;
     l’onda che seco raggirando balza
rotte schegge, alti scogli, alpestre rupi,
e ne’ vortici suoi rapidi e cupi
ora assorbe gran tronchi, ora gl’inalza.
     Stillava pria con limpidi zampilli
entro nera spelunca a goccia a goccia
l’onda gelata da scabrosa roccia,
secreta stanza di Piloro e Filli;
     ed ora in questa, fatta orrida grotta,
formando tal rumor ch’il mondo assorda,
diluvia l’acqua impetuosa e lorda,
e un fiume intero v’entra e vi s’ingrotta.
     Scopre l’intima selce e ’l tufo scabro,
impoverito omai di poca terra,
il colle, e ’l monte e se medesmo atterra,
fatto del danno suo mal cauto fabro;
     poscia che, riversando a nembo a nembo
prodigamente Giuno le procelle,
egli lieto le accoglie e ’nsieme a quelle
offre ampiamente l’arido suo grembo.
     Per intenso dolor con occhi asciutti
il povero cultor vide che ’l crudo
fiume rapigli, di pietate ignudo,
del dolce Bacco i sospirati frutti.
     Le guance lacerò, squarciossi i crini
il timido pastor, che ’l caro armento
vide preda de l’onde, e ’n fero accento
piú volte bestemmiò gli empi destini.
     Ove trasse talor notte serena
il villanel, sott’umile capanna,
co ’l suol di lievi ariste e ’l ciel di canna,
è fatto lido d’infeconda arena.