Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/324

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318 iii - de l’origine d’amore

pareria che fussi nel corpo, che è proprio suggetto de la quantitá e composizione de le parti.

Filone. L’uso di questo vocabulo bello appresso il vulgo è secondo la cognizione che li vulgari hanno de la bellezza, che, come sia che loro non possono comprendere altra bellezza che quella che gli occhi corporei comprendeno ovvero l’orecchie, si credeno oltra quella non essere bellezza se non qualche cosa fida, sognata o immaginata. Ma quelli, gli occhi de la cui mente son chiari e veggono molto piú oltre de li corporei, conoscono molto piú de l’incorporea bellezza di quello che conoscono li carnali de la corporea, e conoscono che quella bellezza che si truova ne’ corpi è bassa, piccola e superficiale a rispetto di quella che si truova ne l’incorporei; anzi conoscono che la bellezza corporea è ombra e immagine de la spirituale, e participata da quella, e non è altro che il risplender che il mondo spirituale dá al mondo corporeo; e veggono che la bellezza de li corpi non procede da la corporeitá o materia loro: che se cosí fusse, ogni corpo e cosa materiale saria bella a uno medesimo modo, però che la materia e corporenzia è una in tutti i corpi (o veramente de li corpi il maggiore saria il piú bello, il quale molte volte non è, però che la bellezza richiede mediocritá nel corpo, il maggior del quale, come il minore, è deforme); ma conoscono che ne li corpi viene da la participazione de l’incorporei loro superiori, e tanto quanto de la participazione loro mancano, tanto sono deformi: in modo che la deformitá è il proprio del corpo e la bellezza è adventizia in lui dal suo bonificante spirituale. A te dunque, o Sofia, non bastino gli occhi corporei per vedere le cose belle: mirale con l’incorporei e conoscerai le vere bellezze che ’l vulgo non può conoscere; che, cosí come li ciechi degli occhi corporei non possono comprendere le belle figure e colori, cosí li ciechi degli occhi intellettuali non possono comprendere le chiarissime bellezze spirituali né dilettarsi in quelle, però che non diletta la bellezza se non chi conosce lei, e chi non gusta quella è privo di suavissima dilettazione. Che se la bellezza corporea, che è ombra de la spirituale, diletta tanto chi la vede, che se l’usurpa