Pagina:Agabiti - Ipazia la Filosofa, 1910.djvu/16

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anime, sul potere purificatore delle potenze Angeliche, sulle virtù morali, sull’arte della Teurgia e la Pietà.

A proposito della fede nella rincarnazione, adombrata negli Oracoli Caldei, il Mead scrive:

As we might expect, the Oracles taught the doctrine of the repeated descendts and returnings of the soul, by whatever name we may call it, whether transmigration, re-incarnation, palingenesis, metenipsychosis, metensomatosis, or transcorporation. And so Proclus tells us that: «They make the soul descend many times into the world for many causes, either through the shedding of its feathers (or wings), or by the Will of the Father» (Kroll, De Oraculis etc. p. 62). The soul of a man, however, as also in the Trismegistic doctrine (H., II, 153, 166), could not be reborn into the body of a brute; as to this Proclus is quite clear when he writes: «And that the passing into irrational natures is contrary to nature for human souls, not only do the Oracles teach us, when they declare that» this is the law from the Blessed Ones that naught can break: the human soul: «Completes its life again in men and not in beasts. (Kroll, 62).

E v’è ragione di credere al viaggio in Atene, anche pel fatto che Ipazia porta in Alessandria, appena incomincia ad insegnare, il fascino d’idee non comuni ed ignote ivi nella forma, almeno, com’essa le esponeva. La scrittrice della Revue allude adunque alla ipotesi di una influenza dell’insegnamento occultista di Plutarco e di Asclepigenia, su Ipazia, e nota:

Nell’attività intellettuale d’Alessandria v’era una specie d’infiacchimento, quando d’un tratto Ipazia rialza le sorti della filosofia. Nè si sa con quali mezzi ella abbia potuto operare tale trasformazione; tutto fa credere ch’ella avesse portato dal suo viaggio in Grecia qualche cosa di veramente originale.

Progredì grandemente nel sapere e non ebbe certo, di fronte alla causa che sosteneva, quella responsabilità che attribuisce agli oratori brutti e spiacenti, la leggiadra scrittrice giapponese Sei Sônagon.

Un predicatore, diceva ella, dev’essere un uomo di bell’aspetto. Perchè allora è più facile di tenergli gli occhi addosso, senza di che sarebbe impossibile profittare di ciò che dice. Se gli occhi si distraggono, infatti, e si voltano qua e là, si dimentica di stare a sentire. I predicatori brutti hanno dunque una grave responsabilità1.

  1. Dal Makura no Sóci (Abbozzi del guanciale). Versione di P. E. Pavolini.