Pagina:Agabiti - Ipazia la Filosofa, 1910.djvu/20

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l’altra compenetrata ed inclusa, serbasi senza tradirle; e d’isolarla a colpi di scalpello, togliendole d’attorno le membra delle altre che, quasi per invidia, la stringono e la celano, di lei meno belle o deformi.

Dionisio Petavio fu il traduttore italiano delle lettere del vescovo cristiano e filosofo neo-platonico Sinesio.

Egli era deista, naturalmente; la sua fede confessò con squisita espressione, in un memorabile discorso detto in presenza dell’Imperatore Arcadio, per ottenere aiuti a Cirene.

Egli dice che gli uomini «non hanno ancora potuto trovare un nome che esprima d’Iddio tutta l’Essenza; ma tentarono significarlo per mezzo delle opere sue: Padre, creatore, principio, causa, tutte maniere indirette e manchevoli di cercarlo nelle cose che provengono da lui.»

Quanto alla esistenza d’insegnamenti segreti, è facile averne testimonianza dallo stesso Sinesio:

«Nelle ordinarie conversazioni, non parlo mai, egli afferma, se non di cose comuni, ed anche quando scrivo ai filosofi, nulla di chiaro dico nelle lettere, per timore che cadano in altre mani. Nell’Epistola 142a è scritto: Crisanto non aveva svelati ad Eunapio i segreti filosofici se non vent’anni dopo che aveva cominciato ad istruirlo nelle lettere.»

Sembra però che avendo Sinesio parlato di ciò con l’amico suo Ercoliano, questi non abbia saputo mantenere i segreti a lui confidati. Sinesio, reso edotto della cosa, scrisse ad Ercoliano lamentandosene, ed insistendo vivamente sulla necessità di saper tacere.

Da ciò risulta che Ipazia manteneva la massima fissata da Plotino. Tempi d’intransigenza, il segreto era divenuto strettamente necessario.

Già si faceva sentire lo spirito settario dei Bizantini, che avevano mostrato di volere parteggiare per il Cristo dimenticandolo; sostenendolo cioè con la sofistica e col tumultuare; come solevano i causidici la mala causa, e gli azzurri e i rossi, al Circo, per un destriero di Mauritania.

La filosofia neo-platonica era tutta occultismo, come ci attestano il Baudi di Vesme, il nostro compagno inglese Mead, nei libri su «Plotino» e sui Frammenti di una fede dimenticata, la Blavatsky ed il Matter.

«Yet no sect or school counted so many decepti deceptores, scriveva il Max Müller1, as that of the Neo-Platonists. Magic, thaumaturgy, levitation, faith-cures, thought-reading, spiritism, and every kind of pious fraud were pra-

  1. Theosofy or Psychologiecal religion — pag. 429.