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28 il diavolo nell'ampolla


— Mille e settecentocinquanta lire riscosse allora allora, calde calde. Mille e settecentocinquanta! Che somma! Che cordiale! Ah!, i quattrini, hanno proprio il vigore, l’ardore d’un cordiale che risuscita! — E questa volta rise di gusto, e si diede a pensare rinvigorito, infervorato, franco. Ne aveva abbastanza; finalmente non avrebbe più un centesimo di debito, con nessuno al mondo! Finalmente potrebbe spendere senza angustia per una veste (e si guardò la veste rossigna e tignosa), per un paio di scarpe (e si guardò a quelle scarpe). Finalmente potrebbe cavarsi qualche onesta voglia senza paura! No? Gli arriverebbe addosso l’Americano, suo fratello, con la solita burbanza, con la solita prepotenza, con i soliti assalti? — Che prete sei? Dove hai nascosti i quattrini che hai riscossi da Bisaccia? Dammeli! Ne ho bisogno! Li voglio! Bada!...

— No! non te li dò! Trovali!; e se li trovi, prendili! Cadrai fulminato!

Una pausa. Quindi don Fiorenzo rispose forte a suo fratello come l’avesse davvero lì davanti, trattenuto dalla tremenda minaccia; e si sfogò, finalmente.

— Che prete sono? Un prete che ha sempre fatto il suo dovere; un galantuomo, sono, io, che ha sempre sofferto in lite con la miseria!