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Compassione e invidia 161


tava così bene solo per il piacere che ìe aveva messo in cuore la disgrazia coniugale dell’amico di suo marito! Non era un’infamia? Un’infamia era! Anche, Michele Bragozzi soffriva (benchè a pancia piena) delle smentite a tutte le sue passate accuse. Bel conforto aveva avuto dal confidarsi a Aldo Varni! Varni lo smentiva di continuo con le lodi alla signora Cloe! Bel ristoro vivere in quiete a colazione a desinare! La moglie lo smentiva e umiliava di fronte all’amico, sempre, con simulazione pertinace, con una bonomia, una dolcezza che tirava gli schiaffi!

Privo di sfogo, offeso nell’amor proprio, stanco del suo maligno destino Michele Bragozzi incupiva ogni di più. Nè s’avvedeva di nulla allorchè la moglie e l’amico cominciarono a guardarlo di sottecchi, ammiccandosi.

***

Ma... Ma trascorso qualche mese Aldo Varni parlò alla signora Bragozzi, in tenero colloquio; seriamente.

— Senti, Cloe. Ogni marito deve sospettare della moglie se si dimostra troppo gentile e affettuosa con lui. Tu cerca di esser meno buona con Michele.

— Impossibile! — esclamò, tutta amore, la Cloe. — Ora gli voglio tanto bene, a mio marito!