Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/169

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Un martire della verità 167


— Sei tocco al cuore. Se ti arrabbi, ti ammazzi. Ma come non arrabbiarsi? Bisognava pur difendersi, difendere la verità!

Onde, deposta la cesta che aveva già infilata al braccio per avviarsi e non pregiudicarsi quanta salute gli restava, tornò indietro. Gridò gemebondo:

— Uno, ne presi, con questa! — E alzò la mano destra perchè gli increduli la vedessero bene.

— Uno con questa!... — e alzò la mancina.

— E il terzo? — chiesero più voci spietate.

D’impeto, in un atto solo Grappanera fece come un bue che abbassi la testa a cozzare o un cane che s’avventi a mordere. — Ham! — Sissignori: così, con la testa, la bocca, i denti — mentre ne teneva due con le mani — egli aveva afferrato per il panciotto il terzo dei litiganti, a Verona, in gioventù.

Non era una cosa possibile? verosimile? Vera!

— E dopo? — Pannocchia chiese serio, quasi per sapere ciò che più importasse. — Chi lo rammendò, dopo, lo strappo al panciotto?

Ridevano tutti, sguaiati; schernivano cattivi oltre il solito.

Il martire finalmente fu costretto a partire con la cesta sotto il braccio. Ma allorchè svoltava dalla Porta Montana, si rivolse; e agitando la sinistra, per disperato ammonimento più che per rimpro-