Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/17

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Il cane dello zio Prospero 15


dall’amore? Che sai, tu, di quel senso di pudore verginale per cui un’anima ingenua affronterebbe ogni rischio anzi che svelarsi appunto a chi crede d’aver acquistato il senno dall’esperienza della vita? Che sai, tu, degli ostacoli che Elena veda per la realtà del suo sogno e della fede che abbia solo in se stessa per superarli? E perchè mai la rimproveri nel tuo pensiero, appiattato dietro una tenda, e non le manifesti apertamente il tuo pensiero, il tuo dispetto, il tuo rammarico? Saresti timido anche tu? innamorato... anche tu, di lei?».

Come se la tenda si sollevasse di colpo e Elena di laggiù e il mondo intero gli leggessero in faccia quest’ultima dimanda, il signor Prospero si tolse dalla finestra, e si accasciò su la poltrona ad ascoltarsi e a consultarsi.

Innamorato, no, non gli pareva di essere (non gli pareva: a quarantatre anni! di sua nipote!), ma geloso, sì: non poteva negarlo; non poteva ammettere che quella creatura bella, a cui aveva dato tanto del suo cuore e del suo animo, divenisse preda d’un altro, d’un indegno, forse; non poteva immaginarla fidanzata, immaginarsi spettatore dei sommessi colloqui di lei, felice. Un martirio insopportabile!

— Top! Vieni qua. Top! il mio Top! — gridava Elena.

E il povero zio scattò in piedi; tornò ad osservare di soppiatto. Il cane, di ritorno a casa, era