Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/177

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Un martire della verità 175


mentre Silvio il sarto e Volturno Schiza disputavano, sostenendo l’uno che la gran stella che accompagna il sole al nascere o al morire si chiama Marte, e l’altro che si chiama Venere. La questione non gl’importava molto; e lui, Grappanera, tacque in attesa che la finissero. Come non la finivan più, disse:

— Pensate che se ne abbia permale lo stellone del dì o della sera, se non gli date il suo nome giusto?

Ma Silvio gli si rivolse contro.

— Tu non sai niente! non sai che se è proprio Marte, lo stellone è abitato da gente come siamo noi, tale e quale!

E Volturno confermò:

— Gli scienziati con il cannocchiale ci han visti dei canali come i nostri, con gli argini come i nostri, tali e quali! L’ho letto io nel libro di mio figlio, che fa la quinta!

Capite? Perchè il libro di suo figlio, che faceva la quinta, diceva così, bisognava crederci quasi fosse Vangelo! E perchè gli scienziati ci avevan visti dei canali in Marte, Marte (guai a non crederci!) era abitato.

Ma quel giorno Grappanera ebbe un’idea così giudiziosa che chiaramente dimostrava agli amici quant’erano chiù. Disse:

— Bene. Figuriamoci dunque d’esserci noi lassù, nello stellone, a guardar giù, alla terra, con il cannocchiale. Vi credete voi che diremmo: —