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Il vitello 189


E dopo, anzi, mi sono quasi divertito.

Persiste in questi luoghi l’uso della cena funebre, a cui s’invita la parentela e che, con una bella scorpacciata, accorda in piena cordialità le necrologie. Però qui minacciava la questione del testamento, noto per l’indiscrezione dei testimoni. Anche coloro che nulla ne speravano temevano da un momento all’altro il conflitto fra la nipote vedova e sorda, o i suoi figliuoli, e i presunti eredi.

Dalli e dalli, chi con dire: — La poverina ha finito di soffrire — o: — Ha fatto il suo purgatorio in terra —; e chi con aggiungere: — Adesso sta meglio di noi — o: — È in Paradiso di sicuro — la sorda ha udito e non ha potuto contenersi.

— In Paradiso ci sarà andata se avrà fatto le cose giuste.

Le ha risposto Francesco, il giovinotto:

— Non sta a noi giudicare.

Ma ha ribattuto un figlio della vedova:

— Sta a chi ha nelle vene più sangue della sua gente, di lei. Gli eredi dobbiamo esser noialtri! Siamo noi i parenti più stretti!

E il reggitore, il vecchio:

— La roba si lascia a quelli che la meritano, a quelli che ci voglion più bene!

— Bravo! — ha esclamato un Tizio rompendo la neutralità.

— No! — ha esclamato un altro, il quale