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212 Adolfo Albertazzi


— Ah niente? Ti par niente aver mancato fin all’ultimo?

— Mancato?

— Sì: con quelle ispezioni... — e Isidoro strizzò l’occhio a Adriana sorridendo: il sorriso di un cadavere —; le ispezioni tra l’acaciaia, mentre una bella ragazza faceva il bagno...

— Anche tu, con me — conchiuse l’altro, mesto e affannoso.

Adriana, ch’era avvampata all’oltraggio ignorante, diventò così pallida che temei svenisse.

— Andiamo! — affrettò.

***

Appena fummo su la strada si fermò affrontandomi.

E con voce sicura, con sguardo fìsso, con anima imperiosa disse:

— Tutto è finito tra noi due! Lasciami. Io ti lascio!

Impazziva? Tremai a dimandarle che cosa le avevo fatto, io, di male; che colpa avevo io se coloro l’avevano offesa. Voleva pigliassi a schiaffi due moribondi?

Oh non questo voleva!

— Non capisci? — insistè stupita, più addolorata, pareva, dalla mia incoscienza. — C’è da spiegarle certe cose? Non capisci la mia ripugnanza? Non capisci che mi sarà intollerabile, per sempre, questo pensiero? il ricordo di quello che tu hai udito oggi, di me?