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Buona gente 219


nulla, senza salutare. Avrebbe potuto dire che il genero guadagnava poco e che la figlia aveva da mandargli solo un piccolo aiuto di quando in quando? che l’ignoranza d’ogni cosa all’infuori della campagna, e gli anni e i malanni, non gli permettevano di buscar un soldo? che mancando di protezioni non sperava di essere ammesso nel Ricovero di Mendicità?

Andava vagabondo e il cane, alla corda, lo seguiva più mesto di lui perchè pativa più fame.

Ah! qu?i bracco così alto e macilento!

Faceva sin ridere i monelli; e lo chiamavan Tredici! E se a vederlo solo. Procolo Granari, curvo nella lunga persona, coi capelli candidi sfuggenti di sotto il cappellaccio, la barba bianca rada su le guance smunte e quel suo sorriso, con gli abiti oramai cenciosi, eppure puliti, e le mani di un pallore esangue, pulite, avrebbe commosso per quasi un’apparenza di nobiltà decaduta ma non perduta, a vederlo con il cane enorme, pelle e ossa, agli occhi anche non maligni egli assumeva un aspetto sinistro; il suo sorriso pareva cattivo.

Maltrattare così una povera bestia!

II.

Invece di crescere, il soccorso della figlia, da Firenze, scemò. Essa gli scriveva che il marito non guadagnava abbastanza da risparmiarle sa-