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Buona gente 221


— Non ho coraggio...

— E avete il coraggio — interruppe andando — di vederlo morire di stento!

Procolo traversò la piazza; entrò dal fornaio a comperar due soldi di pane. E sbocconcellandone la metà, intanto che spezzava e dava al cane l’altra metà, guardava con occhi pieni di lagrime; e il rimprovero della signora gli pareva giusto.

L’elemosina per cui rompeva il digiuno l’aveva avvelenato.

Eppure gli convenne ripetere l’esperienza che non era riuscita male del tutto. E affrontò un tale nella cui faccia di ricco borghese credè scorgere buon cuore e buon umore.

— Mi scusi...

Il signore s’affoscò. Prevenne:

— Non sapete che l’accattonaggio è proibito?

Procolo tentò giustificarsi accennando al cane. L’altro lo considerò un istante, ne potè trattenersi dal ridere, dal dire:

— Va a lavorare anche tu!

Lo scherno.

E a testa bassa, senz’ira, anzi con un'amarezza di coscienza colpevole, il vecchio si incamminò per una strada appartata, sebbene nel centro della città.

Ivi ricuperò la speranza.

Una giovane bella, elegante, si fermò ad osservar non lui ma la carcassa ambulante; e con mi-