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234 Adolfo Albertazzi


le braccia di Sant’Andrea d’Avellino. E possibile non si fosse proposto di serbar defunto la stima che vivo aveva meritata da quasi tutti: giudizioso, giusto, onesto, modesto, caritatevole? Non era forse stato uno di quei borghesi (di una volta) che seguendo le vecchie tradizioni domestiche civili e religiose sapevan conciliare la borghesia alla virtù?

II.

Solenni i funerali; con lungo séguito, al trasporto, di gente concorsa anche dalla città e dalle campagne. C’era una carrozza carica di ghirlande e sul feretro una di puro lauro e una di fiori candidi: significato chiaro in questa se non in quella pur alla scarsa intelligenza del popolo. E preti e i frati recitavan le preci con voce così cordiale che si sarebbero detti del tutto contenti. I discorsi alla Porta, prima che il carro svoltasse per l’ultimo tragitto, non finivan più; e i saluti alla salma parevan auguri d’un viaggio che nessuno degli oratori credesse dover compiere anche lui, un giorno o l’altro. Poi, al ritorno, l’assessore anziano interrogò i colleghi se non trovassero opportuna l’idea di dedicare all’illustre estinto un busto di marmo, nel giardino pubblico.

— Purchè non si oppongano le disposizioni testamentarie — osservò il segretario del Comune.