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Il testamento 239


debbano avere il ventre smilzo) e chiese di parlare da solo a sola con la vedova. Allora gli estranei alla famiglia si mossero a salutare, per assentarsi.

— No no — esclamò il canonico —: la loro presenza, quali rappresentanti del Comune, è forse più che conveniente, necessaria tra poco.

E quindi tutti, fuorchè i due — il sacerdote e la signora — passarono nella camera da desinare. Ivi erano in perfetto lutto le figlie e la nuora del defunto.

— Desideravo d’essere chiamato per uscire di perplessità — continuò il sacerdote. — Non che io sappia se il mio povero amico abbia o no testato, ma so quali erano le sue intenzioni testamentarie e rispetto alla chiesa e rispetto alla beneficenza, alle opere pie.

— Ah — sospirò la vedova — se l’ha fatto, il testamento, dove l’avrà dunque depositato?

— Ecco...; appunto... Il mio povero amico aveva una preoccupazione sola: non turbare l’armonia della sua famiglia veramente esemplare. Si sa...; i beni di questo mondo generano dissidi, alle volte, fin tra le persone più affezionate. E Ceredoli era così delicato, così sensibile, che aveva quasi il pudore della sua saggezza, della sua giustizia, della sua prudenza. Mi spiego?

— Ah! — sospirò la vedova asciugandosi gli occhi.

— Voglio dire che se fece testamento forse lo nascose perchè il figlio e le figlie non sapessero