Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/37

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Il cane dello zio Prospero 35

LE PENNE DEL PAVONE

Andar a bruscolare anche allora significava in pratica, più che la parola non dica, raccogliere, per bruciaglia, stipa grossa e bacchetti lunghi, e se nel luogo della ricerca si trovavan begli alberi frondosi la coscienza non escludeva qualche strappo o taglio di materia non secca. La massima antica che «la roba dei campi è di Dio e dei Santi» pareva dar diritto, allora, a portar via qualche cosa appartenente ad altri; e poichè oggi il diritto nuovo pare conceda di portarla via tutta, o quasi tutta, evidentemente la roba dei campi sarà oggi passata in padronanza superiore a quella dei Santi e di Domineddio: il mondo non cammina per nulla.

— Non date danno — raccomandava la donna del casellante ferroviario ai suoi ragazzi; e aggiungeva come argomento positivo alla moralità ideale: — Potreste buscarvi delle bòtte — . Quando però i figliuoli rincasavano carichi di legna o, magari, stringendo al seno un mellone o un cocomero, e dicevano: — Ce l’han donato — , lei fingeva di crederlo: li vedeva incolumi, e «la roba dei campi...» .