Pagina:Albertazzi - Vecchie storie d'amore, 1895.djvu/117

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agnesina. 103


scerò qui il mio corpo, carne buona per i corvi e per i lupi.

Cosí dicendo toglieva dalla cinta il pugnale; ma l’Agnesina lo rattenne inorridita e gridò: — Rinaldo, non fate!

Rinaldo rimase sospeso guardandola come uomo che sia fra la vita e la morte, come anima che dubiti fra il paradiso e l’inferno; e l’Agnesina, a cui Guglielmo Berlinghieri era del tutto uscito dalla memoria, gli gettò le braccia al collo vergognosa e sorridente e piena di desiderio e di grazia.

Quando furono stanchi del piacere, s’addormentarono stretti l’uno all’altra; e sognarono d’essere cosí, stretti l’uno all’altra.

III.

Guglielmo Berlinghieri era tornato e ritornato piú volte alla casa dell’amante meravigliandosi del lungo e strano ritardo, finché dalla casa udí delle grida e dei gemiti, e per chiarirsi dell’ac-